Criteri fisici, danni sociali: il paradosso della nuova legge sulla montagna
La nuova legge sulla montagna ha riaperto un tema che sembrava puramente tecnico, ma che in realtà riguarda i servizi, le risorse e il futuro di centinaia di piccoli comuni, poiché la revisione dei criteri per definire quali territori siano considerati montani rischia di escludere molte realtà con effetti concreti soprattutto nelle aree interne come le Marche e la provincia di Macerata.
Le nuove indicazioni della legge quadro aggiornano una classificazione che risaliva in gran parte agli anni Cinquanta con l’obiettivo dichiarato di rendere l’elenco più coerente attraverso parametri definiti oggettivi, come l’altitudine media, la pendenza e la morfologia del suolo, ma l’impatto reale dipenderà da un decreto attuativo ancora oggetto di scontro tra Stato e Regioni.
Secondo le simulazioni tecniche, oltre mille comuni potrebbero perdere lo status di montano e le critiche non arrivano solo dai sindaci, ma anche dalle principali organizzazioni degli enti locali come l’Uncem, che contesta un’impostazione basata su criteri uguali per tutta Italia senza distinguere tra Alpi e Appennini e senza considerare fattori decisivi come isolamento, spopolamento e fragilità dei servizi. Anche l’Anci ha parlato di una riforma tecnicamente rigida ma socialmente ingiusta, evidenziando il rischio che comuni con reali difficoltà strutturali vengano esclusi solo per una manciata di metri o gradi di pendenza, perdendo l’accesso a fondi dedicati, priorità nei finanziamenti per infrastrutture e agevolazioni fondamentali per scuole, trasporti e sanità. In territori già fragili, specialmente nell’entroterra marchigiano segnato dal sisma e dal calo demografico, questo si tradurrebbe in un aumento dell’isolamento e in un indebolimento delle comunità che resistono.
Nella provincia di Macerata il problema è evidente in realtà come Cingoli che, pur avendo una viabilità complessa e soffrendo la distanza dai servizi essenziali, potrebbero non rientrare nei nuovi parametri tecnici proprio mentre si tenta faticosamente di rilanciare le aree interne.
La revisione dei criteri rischia dunque di confondere la precisione burocratica con la giustizia territoriale, dimenticando che una montagna non è fatta solo di altimetria ma di persone e strade difficili.
Si scrivono leggi negli uffici, spesso, senza contezza della realtà, tagliando fondi in modo silenzioso e senza prevedere compensazioni, lasciando che siano i cittadini a pagare direttamente di tasca propria per la perdita dei servizi o per le sforbiciate che i comuni saranno costretti a dare per far quadrare i bilanci.


