Dall'aula alla strada: il "miracolo" di Elena e la necessità di rendere il BLSD obbligatorio a scuola
Qualche giorno fa una studentessa, Elena Grassi, è finita agli onori della cronaca per un gesto importantissimo. Grazie a lei e a un altro ragazzo, una donna in arresto cardiaco è riuscita a salvarsi. La studentessa di Recanati, a Milano, ha messo in pratica ciò che aveva appreso in un corso frequentato proprio all’università. Grazie a quelle nozioni ha potuto salvare una vita: se non ci fosse stata lei nei paraggi, l’esito probabilmente sarebbe stato diverso.
In Italia, infatti, secondo i dati analizzati dalla Fondazione IRC, l’arresto cardiaco improvviso colpisce circa 60.000 persone ogni anno fuori dalle strutture ospedaliere. Ad oggi, la percentuale di chi sopravvive è drammaticamente bassa: circa il 6,5-6,6%. Ciononostante, i dati scientifici ci dicono che non deve essere per forza così. In contesti ottimali, dove la “catena della sopravvivenza”, che comprende la chiamata precoce, il massaggio e la defibrillazione, funziona e l’intervento è immediato, la possibilità di sopravvivenza può balzare fino al 70-93%.
Il fattore critico è il tempo. Ogni minuto che passa senza manovre di rianimazione riduce le probabilità di sopravvivenza del 10%. Poiché l’80% degli arresti cardiaci avviene in contesti residenziali o pubblici, il primo soccorritore non è quasi mai un medico, ma un cittadino comune, un “laico”. Molti temono di intervenire per paura di sbagliare; al contrario, la ricerca dimostra che qualsiasi massaggio cardiaco è meglio di nessun intervento. Uno studio condotto dal Dott. Fausto D’Agostino ha evidenziato come chi ha frequentato un corso BLSD sia non solo più veloce (impiegando meno della metà del tempo per iniziare le manovre), ma anche molto più efficace nel seguire le istruzioni telefoniche del 118.
Nonostante sia evidente l’importanza di saper eseguire una manovra BLS e utilizzare un defibrillatore, nel nostro Paese il corso di primo soccorso è obbligatorio solo nelle scuole per i docenti e il personale ATA, nelle società sportive e nelle aziende. Per aumentare la conoscenza delle manovre “salvavita” basterebbe rendere obbligatorio un corso di formazione per chi frequenta il quinto anno delle superiori, una platea di circa 500.000 studenti annui. È pur vero che la Legge 4 agosto 2021, n. 116 ha introdotto nelle scuole secondarie iniziative di formazione sulle tecniche di Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) e sull’uso del DAE, ma rendendo tali corsi strutturalmente obbligatori, e non solo facoltativi o legati a singole iniziative, in pochi anni si potrebbe triplicare il numero dei formati e raddoppiare quello delle vite salvate. Sono queste le scelte su cui la politica deve concentrarsi.


