Emergenza Rifiuti: quel conto da 26 milioni che nessuno vuole vedere
Negli ultimi mesi, il dibattito politico attorno al Cosmari, la società pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti, si sta accendendo a causa di una situazione finanziaria complessa. Al centro della questione ci sono i cosiddetti “Crediti Oltre-PEF”: somme per servizi che la società ha già effettuato, ma che non sono stati ancora fatturati ai Comuni soci.
Secondo i documenti contabili, questi mancati incassi ammontano a circa 21 milioni di euro alla fine del 2025. Le previsioni indicano che la cifra supererà i 26 milioni nel 2026. Si tratta di costi extra, dovuti all’aumento dei prezzi e alla gestione delle discariche, che non erano stati inseriti nei piani di spesa iniziali. Poiché il consorzio sostiene queste spese senza incassare subito i pagamenti dai Comuni, la sua esposizione verso le banche sta aumentando drasticamente: si stima che il debito bancario supererà i 40 milioni di euro nel 2027.
Il rischio politico è che questo “debito latente” venga scaricato sulle amministrazioni future e, di conseguenza, sui cittadini. Il recupero di queste somme dovrebbe infatti partire dal 2027 attraverso conguagli tariffari. Ciò significa che esiste il pericolo concreto di un aumento delle bollette TARI per coprire i costi maturati oggi.
Ad aggravare l’incertezza è la mancata individuazione di un sito per la nuova discarica provinciale. Il Cosmari ammette che i costi sono lievitati anche per la “temporanea indisponibilità della discarica di proprietà”. Senza un sito definitivo, il sistema è costretto a soluzioni di emergenza costose che alimentano i debiti. La speranza è legata al ripristino di impianti esistenti, come la terza vasca di Cingoli, ma finché non ci sarà una soluzione strutturale, il rischio di nuovi rincari resta alto.
Mentre alcuni gruppi consiliari, come il mio, chiedono ai Comuni prudenza e accantonamenti immediati per non farsi trovare impreparati, la linea tecnica della società è che, finché l’ATA3 non approverà ufficialmente i costi, i Comuni non hanno l’obbligo legale di pagare. Resta però la preoccupazione per un sistema che, per restare in piedi, si affida sempre più ai prestiti bancari in attesa di presentare il conto finale agli utenti.
La politica maceratese ha in mano da troppo tempo il pallino per individuare un luogo idoneo alla nuova discarica. È evidente che chi dovrebbe decidere sta facendo di tutto per evitare una scelta, frenato dalle scadenze elettorali che impediscono un confronto serio. La politica dovrebbe compiere un atto di responsabilità, smettendo di giocare allo “scaricabarile”. I cittadini attendono e, nel frattempo, pagano un conto TARI ogni anno più salato.


